Alessandro. Vive a Lombriasco

Alessandro. Vive a Lombriasco, in provincia di Torino. È giovane, ha un buon lavoro, guadagna quello che gli serve per divertirsi. L'università? C’è tempo. Alessandro ha 22 anni. Pecca d'ingenuità, viene raggirato e fregato. Si trova sommerso dai debiti, lascia casa dei genitori per tenerli al riparo dai guai, va a vivere in un altro paese, molla il lavoro, dice addio alla bella vita. Ha il culo per terra. Si rialza, sgobba, fa di tutto, sopporta grandi sacrifici, ci mette dieci anni ma riesce a ripagare fino all’ultimo centesimo. È il 2011. Alessandro sta camminando per strada. Sente un brivido. Un formicolio gli prende tutto il corpo. Urla, le gambe cedono, perde i sensi. Riapre gli occhi. Si guarda intorno, è tutto un groviglio di fili e tubi, si trova in ospedale. Prova a muoversi, il suo corpo non risponde. Non lo sente. Cosa diavolo succede? I medici gli spiegano che ha avuto un ictus, è rimasto in coma per un mese. Lo davano per spacciato, è vivo, ma rimarrà paralizzato. Alessandro sgrana gli occhi. Ho capito, e quanto ci vorrà prima che riprenda a camminare? Il disagio è palpabile. Ci dispiace. Ha 33 anni. Un’infermiera lo lava, lo pulisce, lo veste. Alessandro si sente una nullità. Pensa di buttarsi giù dalla finestra. Scoppia a ridere. E come fa? Non può neanche ammazzarsi. È incazzato nero. Non ha scelta, deve reagire. Avete voluto la guerra? Si fa una promessa. Da questo posto uscirò dentro una bara, o con i miei piedi. Aveva appena ripreso in mano la sua vita, gli tocca rimettersi sotto con i sacrifici. Lunghe sedute di terapia, suda, impreca, non molla. Passano otto mesi. Alessandro prende il bastone. Medici e infermieri lo guardano attoniti. Si alza. Muove un piede. Poi l’altro. Cammina. Esce dall'ospedale, ce l’ha fatta. Ma una volta a casa si guarda intorno. E ora? Non ha un lavoro, niente ragazza, zero prospettive. Accontentati, e ringrazia. Alessandro lo fa a modo suo, va a Torino e si iscrive all’università. Giurisprudenza. I genitori si chiedono se il coma abbia toccato qualche rotella, il neurologo invece pensa sia semplicemente matto. Il suo cervello non è più quello di una volta, rischia una grossa delusione. È l’ottobre del 2020. Alessandro si laurea, trova lavoro in uno studio legale, e non soltanto cammina, ma ha ripreso a correre dietro alle gonnelle.