Il commovente post del medico Giuseppe Vallo

“Sei entrato il 01 Novembre nel nostro reparto.. quando ho letto la tua data di nascita ho subito notato che hai solo 8 giorni in più di mio papà e quindi presto farai i 91 anni.
Il secondo giorno l’ossigenazione era così bassa che ho dovuto metterti un casco cpap con una percentuale di ossigeno del 100% (considerate che quello che respiriamo è il 21%).

Mi hai stretto la mano e mi hai detto: ‘dottore ho fatto tutto quello che volevo nella mia vita ho 90 anni lasciami andare.’
Il tuo sorriso e la tua dignità mi hanno stretto il cuore così forte che mi sembrava che fossi io quello a cui mancava l’ossigeno.
Abbiamo lottato insieme, sono riuscito a farti vedere con un telefono i tuoi parenti, gli infermieri si sono presi cura di te, gli oss hanno fatto con amore il loro lavoro , gli addetti alle pulizie hanno pulito sempre la tua camera e oggi dopo 15 giorni ti abbiamo tirato fuori dalla camera intensiva e sei li bello come prima.. hai ripreso a camminare,con l’aiuto super dei nostri fisioterapisti, e cerchiamo presto di mandarti a casa.

Ci hai ringraziato così tante volte ma, la verità, é che noi dobbiamo ringraziare te perché tu ci dai la speranza e la voglia di continuare ogni giorno a lottare.
Noi abbiamo salvato te e tu hai salvato noi..
E io mentre ti accarezzavo la testa per farti coraggio ho visto mio papà e il mio adorato nonno sorridere..

Grazie”

– Il commovente post del medico Giuseppe Vallo

Sono veramente felice di comunicarvi che abbiamo raccolto 2 milioni di euro

Sono veramente felice di comunicarvi che abbiamo raccolto 2 milioni di euro per aiutare i lavoratori del mondo della musica e dello spettacolo.

Sono state due settimane molto intense, abbiamo lavorato giorno e notte per rendere possibile tutto questo, un fondo che potesse correre in aiuto di tutte le famiglie di un settore tra i più colpiti durante questa emergenza. Ogni artista presente ha partecipato a questa iniziativa donando in prima persona.

Grazie a tutti gli artisti e i brand che hanno deciso di supportare questa causa. Estendiamo l’appello a tutti gli artisti che vogliono dare una mano a questo grande progetto. Felice ed orgoglioso di questa Scena Unita!”

– Fedez su “Scena Unita”, il Fondo per aiutare i lavoratori del mondo dello spettacolo.

Messina, De Luca invoca le dimissioni del ministro degli interni e minaccia di bloccare lo stretto

MESSINA – Il sindaco De Luca chiede le dimissioni della ministra degli interni e minaccia di bloccare lo stretto di Messina se entro sabato 4 aprile non verrà introdotto il sistema di controllo proposto dal Comune di Messina e condiviso con la Capitaneria di porto e le autorità portuali. Il sindaco ha postato sul proprio profilo Facebook l’ormai famosa foto della “Renault 4” degli artisti di strada che, a suo dire, starebbe ancora girando per la Sicilia, dopo che il 22 marzo scorso alle 22:30 ha attraversato lo stretto di Messina.

Queste le dichiarazioni del sindaco De Luca: “Questa è la Renault 4 degli artisti di strada francesi (foto di qualche settimana fa) che continua a girare per la sicilia dopo che il 22 marzo alle ore 22:30 ha abusivamente attraversato lo stretto di Messina. Lei signora Ministra mi ha denunciato perché vi ho mandato a quel paese ma continua a prendere per i fondelli i messinesi ed i siciliani consentendo lo sbarco indiscriminato in Sicilia come gli artisti di strada francesi. SICCOME ORA MI SONO STANCATO DI ESSERE PRESO IN GIRO LE ANNUNCIO CHE SABATO PROSSIMO IN ASSENZA DELL’INTRODUZIONE DEL SISTEMA DI CONTROLLO PROPOSTO DAL COMUNE DI MESSINA E CONDIVISO CON CAPITANERIA DI PORTO ED AUTORITÀ PORTUALE I SICILIANI BLOCCHERANNO LO STRETTO DI MESSINA”.

Coronavirus, i carabinieri di Stresa devolvono parte dello stipendio a chi non ha i soldi per fare la spesa

Coronavirus, i carabinieri di Stresa devolvono parte dello stipendio a chi non ha i soldi per fare la spesa

L’iniziativa dei quindici militari guidati dal maresciallo James Lui

Una parte dello stipendio per aiutare le famiglie in difficoltà: è la scelta che hanno fatto i quindici carabinieri della caserma di Stresa, guidati dal maresciallo James Lui. L’annuncio dell’iniziativa è arrivato dal sindaco Giuseppe Bottini, che nella comunicazione quotidiana dedicata all’emergenza coronavirus ha ringraziato i militari. La decisione è personale, ma tutti hanno aderito con entusiasmo. Il primo versamento è previsto oggi, poi la raccolta proseguirà sino al termine della crisi. I fondi raccolti saranno affidati ai servizi sociali del Comune di Stresa, che con l’aiuto di Croce rossa e Caritas sostengono famiglie messe in ginocchio dalla situazione.

«E’ un gesto molto importante, che ci aiuterà nel gestire richieste in continua crescita da parte di famiglie della nostra comunità» dice l’assessore alle Politiche sociali di Stresa Valeria Sala.

La giunta ha anche deciso di riattivare il fondo StresAiuta, che era servito a raccogliere aiuti dopo il terremoto in Abruzzo del 2016. Nel fondo confluiranno anche parte delle indennità di carica di sindaco e assessori. L’auspicio è che il gesto di carabinieri e amministratori sia da esempio per cittadini che hanno la solidità economica non solo per reggere all’emergenza ma anche per sostenere altre famiglie. L’iniziativa dei carabinieri, emergessero necessità, potrebbe essere estesa agli altri paesi che ricadono nel territorio di cui si occupa la stazione di Stresa: Baveno, Belgirate, Gignese e Brovello Carpugnino.
Onore a Voi

Corona Virus Regioni Contrarie a Questa Scelta

Netta presa di posizione di Lombardia e Campania contro la circolare del Viminale con la quale si autorizzano le passeggiate genitori-figli. “Rischia di creare un effetto psicologico devastante, vanificando gli sforzi fatti finora”, ha commentato l’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera. Per il governatore campano Vincenzo De Luca così “si trasmette irresponsabilmente l’idea che l’epidemia è ormai alle nostre spalle. In Campania resta vietato”.

Ha ragione il prof. Tremonti ?

Ha ragione il prof. Tremonti quando dice che c’è bisogno di un “piano di difesa e ricostruzione nazionale”, la nostra storia parla per noi: poco importa se la UE non darà risposte certe e immediate perché avvitata sulle logiche ricattatorie e sugli egoismi di Stati grandi di statura ma nani di spessore, non abbiamo paura di rimboccarci le maniche e ricostruire la nostra economia. Per noi non esiste né patrimoniale, né Troika: l’Italia può fare da sola grazie all’emissione straordinaria di titoli pubblici a lunghissima scadenza, con rendimenti fissi e sicuri, senza tasse, né presenti né future, nei quali attirare il risparmio delle famiglie italiane.
Mettere così in sicurezza i nostri conti pubblici e far ripartire l’Italia con un imponente piano infrastrutturale e grazie alle garanzie pubbliche per erogare credito a tasso zero alle imprese. Non c’è altro tempo da perdere, lasciamoci alle spalle quest’epidemia e ricostruiamo più forte, più sovrana e più bella la nostra Patria.

Confusione 600 euro per gli autonomi:

Al via le richieste dall’1 aprile. Ma è confusione sui criteri. L’Istituto di previdenza avverte che distribuirà i soldi in base alla cronologia delle richieste. Poi toglie l’informativa dal sito. E in serata il presidente Tridico: “Nessun click day, non ci sarà alcun ordine cronologico delle domande”
Uno scherzetto da pesce d’aprile. Il sito dell’Inps prima comunica che dall’1 aprile le domande per l’indennità da 600 euro – che spetta agli autonomi come bonus di marzo per i mancati guadagni dovuti all’epidemia – saranno valutate in ordine cronologico: chi prima arriva, prima prende i soldi. Poi nega il click day e cancella l’informativa online.

“Non ci sarà alcun ordine cronologico e le domande potranno essere inviate anche nei giorni successivi all’1 aprile collegandosi al sito e cliccando sul banner dedicato”, dice in serata il presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

Ribadisce cioè quanto scritto da Inps nel comunicato diffuso il 31 marzo: “Si ribadisce che non si tratta di un click day. Le domande potranno essere inviate anche nei giorni successivi al 1° aprile
Fonte : Reppublica.it

Palermo: in gruppo entrano al supermercato, riempiono i carrelli e pretendono di non pagare

In gruppo sono entrati nel supermercato e avrebbero riempito i carrelli con prodotti di ogni tipo e infine si sarebbero diretti verso l’uscita pretendendo di non pagare affatto. Agli addetti del supermercato non è rimasto altro da fare che chiamare le polizia e carabinieri che sono accorsi in forze

Sarebbero entrati nel supermercato in gruppo poi avrebbero riempito i carrelli con prodotti di ogni tipo e infine si sarebbero diretti verso l’uscita pretendendo di non pagare affatto. È quanto sarebbe accaduto nel pomeriggio di giovedì in un supermercato della grande distribuzione a Palermo. Come racconta il Giornale di Sicilia, i cassieri e gli altri addetti del supermercato sono stati costretti a chiamare le forze dell’ordine che sono accorse in forze visto che nell’episodio sarebbero coinvolte almeno una ventina di persone con relativi famigliari che erano all’esterno. Il caso ha riguardato il negozio Lidl di viale Regione Siciliana, nel capoluogo siciliano. Sul posto sono giunte diverse volanti dei carabinieri e della polizia di stato con il rinforzo di altri militari e agenti giunti coni furgoni che hanno cercato di ricondurre alla ragione i protagonisti della vicenda.

Il singolare episodio mentre la città siciliana è alle prese con l’emergenza coronavirus e le misure anti-contagio con file di persone in attesa fuori da tutti i negozi per fare la spesa. Nei giorni scorsi ad esempio è diventato virale un video girato nello stesso capoluogo all’esterno di un supermercato della medesima catena con lunghissime code che richiedevano anche un’ora di attesa per entrare. Secondo le prime notizie nella spiacevole vicenda sarebbero coinvolte alcune persone giunte appositamente presso il supermercato dall’hinterland di Palermo perché attratti da alcuni volantini e offerte che poi non sarebbero stati applicati.

Coronavirus, approvato decreto sanzioni: se positivo viola quarantena rischia 5 anni di carcere

Multe da 400 a 3mila euro per chi viola le norme anti-contagio. Che possono arrivare fino a 4mila euro se si è a bordo di un veicolo, senza però che ci sia il sequestro del mezzo. Mentre se un positivo da coronavirus non rispetta la quarantena, rischia fino a 5 anni di carcere. E’ questo il cuore del decreto approvato dal consiglio dei ministri nel pomeriggio del 24 marzo e che istituisce le sanzioni per chi viola le norme anti-contagio decise per arginare la diffusione del Covid-19. “Ciascuno deve fare la propria parte“, ha detto il premier Giuseppe Conte illustrando il decreto in conferenza stampa. Nel documento poi, vengono elencate 29 restrizioni e regole, accorpando quelle adottate con i diversi decreti: dallo stop agli spostamenti alla possibile chiusura di strade e parchi, cinema e ristoranti.

Il provvedimento, tra le altre cose, delimita il campo d’azione proprio e dei governatori, facendo salve le ordinanze locali per altri 10 giorni: “I governatori”, ha continuato, “potranno adottare nell’ambito delle loro competenze anche provvedimenti più restrittivi”. Fermo restando la funzione che spetta al governo di coordinamento e omogeneità. Inoltre, viene stabilito che il premier riferisca alle Camere ogni 15 giorni. Per quanto riguarda infine la durata delle misure, Conte ha specificato che seppur l’emergenza sia stata dichiarata fino al 31 luglio, è da considerarsi un “termine estremo” e l’obiettivo del governo è quello di togliere le misure molto prima per ritornare gradualmente alla normalità. Il decreto Sanzioni inizierà il suo percorso in Parlamento da Montecitorio, dove verrà fatta la prima lettura.

Le sanzioni – “A livello sanzionatorio”, è stato l’esordio di Conte, “abbiamo introdotto una multa che può andare da 400 euro a tremila euro. Ma qualora la violazione fosse compiuta con un veicolo la sanzione verrebbe aumentata fino a un terzo“. Ovvero fino a 4mila euro. Quindi “alla contravvenzione ora prevista si sostituisce questa sanzione pecuniaria”. Per i veicoli però, non c’è il fermo amministrativo. Per i recidivi si prevede il raddoppio.

Su stimolo del capo della polizia Franco Gabrielli e pressing dei democratici guidati da Andrea Orlando, il governo ha scelto una linea ferma: finora c’era un’ammenda di massimo 200 euro che viene sostituita da una multa che parte da 400 euro. “Misure rigorose ma necessarie”, ha commentato il sottosegretario Riccardo Fraccaro. C’è anche la chiusura per 30 giorni, una volta superati i blocchi, per i bar e i negozi che violino i divieti. E controlli affidati sul territorio anche ai militari, per rafforzare le forze dell’ordine: “Non c’è nessuna militarizzazione”, ha chiarito però Conte. Le nuove regole saranno valide anche per chi sia già stato sanzionato, limitando così anche il rischio di ricorsi a raffica in tribunale.

Infine, viene punito col carcere da uno a cinque anni chi è in quarantena perché positivo al Coronavirus ed esce intenzionalmente di casa violando il divieto assoluto di lasciare la propria abitazione. Si incorre in un reato contro la salute pubblica, provocando il diffondersi dell’epidemia.

Il rapporto col Parlamento – Nel testo si è affrontata anche la necessaria centralità del Parlamento in queste ore di emergenza nazionale, dopo le proteste delle opposizioni e di Italia viva. D’ora in poi tutti gli interventi, anche i dpcm, saranno comunicati ai presidenti delle Camere e ogni 15 giorni il premier o un ministro riferiranno in Aula. “Abbiamo deliberato”, ha detto ancora Conte, “l’adozione di un decreto legge che riordina la disciplina anche dei provvedimenti che stiamo adottando in questa fase emergenziale. Il nostro assetto non prevedeva un’emergenza di questo tipo. Con questo decreto legge abbiamo regolamentato più puntualmente e in modo più trasparente i rapporti tra l’attività del governo e del Parlamento”. La prima comunicazione di Conte è prevista già per il 25 marzo a Montecitorio alle 18 e a Palazzo Madama il 26 alle 10.

I rapporti con le Regioni – Conte ha poi annunciato che nel decreto si è voluta fare chiarezza sulle varie ordinanze adottate dalle singole Regioni. Un punto cruciale, dal momento che nelle scorse ore erano stati i singoli governatori a chiedere chiarezza su cosa avesse preminenza, se le singole ordinanze o gli atti dell’esecutivo: “Abbiamo regolamentato in modo lineare i rapporti tra gli interventi del governo e quelli delle regioni”, ha spiegato il premier. “Lasciamo che i presidenti delle Regioni possano adottare nell’ambito delle loro competenze anche provvedimenti più restrittivi, più severi e ovviamente però rimane la funzione di coordinamento, di omogeneità che viene assicurata a tutto il territorio nazionale dai nostri interventi”. Quindi ha specificato: “La competenza sulle misure restrittive deve essere dello Stato. Alle Regioni lasciamo la possibilità di adottare altre misure”.

Le misure reiterabili – Per tutto il pomeriggio, la diffusione delle bozze ha fatto discutere e in particolare non sono mancate le preoccupazioni sulla data limite per il rinnovo delle misure: il 31 luglio. “Si è creata discussione”, ha detto il premier sempre in conferenza stampa, “sul fatto che l’emergenza sarebbe stata prorogata fino al 31 luglio 2020: nulla di vero, assolutamente no. A fine gennaio abbiamo deliberato lo stato di emergenza nazionale, un attimo dopo che l’Oms ha decretato l’emergenza un’epidemia globale. L’emergenza è stata dichiarata fino al 31 luglio. E0 solo uno spazio teorico, ma ho fiducia finisca prima. Non significa che le misure restrittive saranno prorogate fino al 31 luglio“. E ha concluso: “Siamo pronti in qualsiasi momento e ci auguriamo prestissimo di allentare la morsa delle misure restrittive e superarle”.

hIDOLO
Yes No