Immigranti : non vogliono il cibo ma i soldi

Dopo aver rifiutato il cibo gli immigrati hanno inscenato un protesta di massa distruggendo a calci e pugni l’ufficio all’ingresso della tendopoli di San Ferdinando, in Calabria.
Il motivo è sempre lo stesso. Vogliono i soldi. Non il cibo. E se a niente erano servite la urla di protesta contro i volontari, che proprio ieri erano pronti assieme agli uomini della protezione civili ad installare una cucina mobile all’interno del campo e distribuire un pasto caldo a tutti ora, i migranti, hanno deciso di passare alle maniere forti. In gruppo hanno ripreso a le grida stizzite e tra minacce e richieste al comune urlate a squarcia gola hanno iniziato a mettere sottosopra il capannone d’ingresso della tendopoli. Per placare i ribelli sono dovuti intervenire due mezzi blindati della Polizia di stato.
Da settimane ormai, in tutta la Penisola, si fanno più concreti i problemi di una crisi economica che sembra aver già bussato alle porte. Conseguenza diretta di un’emergenza sanitaria che ha colto di sorpresa tutto il mondo e costretto gli stati al blocco totale di imprese e attività commerciali. Le persone non vanno più a lavoro. In molti non riescono più a portare a casa uno stipendio. Famiglie numerose, con figli a carico, che potrebbero trovarsi senza un soldo per andare a fare la spesa. Una condizione che sembra colpire ancor di più le famiglie del sud-Italia. Dove, da giorni, si moltiplicano le proteste sociali. I Comuni si stanno adoperando, qualcuno, come il sindaco di Varapodio (Reggio Calabria), Orlando Fazzolari ha addirittura creato i “buoni salute” e i “buoni spesa” per consentire alle famiglie più bisognose di poter acquistare beni di prima necessità e medicine a spese del Comune. Eppure, in questo momento drammatico per l’Italia, gli immigrati rifiutano gli aiuti umanitari. Cacciano dalla zona in cui sono ospitati da anni chi avrebbe solo voluto donargli del cibo. Un’iniziativa nata per aiutare i circa 400 migranti che occupano il campo e che in questo momento, come molti italiani, non lavorano e si trovano in difficoltà a causa del mancato stipendio con cui riuscivano a vivere.
La Regione era riuscita a creare una catena di solidarietà con la Protezione civile, i Comuni, la Caritas, le aziende e i privati per arrivare ad allestire una cucina da campo all’interno della tendopoli, in grado di fornire mille pasti caldi al giorno. Tutto in meno di 12 ore. Lavoro sprecato. Forze spese, a cui qualcuno ha deciso di non rendere onore. E invece di sorrisi e ringraziamenti i volontari e gli uomini della Protezione Civile hanno dovuto sorbire minacce e invettive prima di fare dietrofront e riportare indietro la cucina mobile evitando di aggravare la situazione. Come se non bastasse il giorno seguente la protesta non si è placata e cercando di distruggere il modulo adibito ad ufficio che faceva da ingresso alla tendopoli i migranti hanno insistito con la protesta chiedendo ancora che, al posto del cibo, gli venga dato del denaro. Soldi che oggi nessuno si ritrova ad avere in tasca. Anche chi, al contrario di loro, non ha neanche qualcuno che gli offre da mangiare.