Marika. Vive a Trento. È una ragazza allegra, spensierata.

Lei è Marika. Vive a Trento. È una ragazza allegra, spensierata. Esce da scuola, torna a casa, la nonna la aspetta sulla porta. Sbrigati che è pronto in tavola. Marika le corre incontro, la stringe forte. Solo tra le sue braccia si sente capita, e amata. È il 2017. Ha 18 anni. La nonna sta male, entra in coma. Marika la veglia notte e giorno, ascolta ogni suo respiro, fino all’ultimo. Poi le sistema i capelli, le mette il suo vestito migliore, la bacia sulla fronte e le dice addio. Passano i giorni. Marika continua la sua vita, ma qualcosa si è rotto. Non ride più, non prova gioia nell’uscire con gli amici. I voti a scuola precipitano, i compagni cercano di aiutarla. Lei li odia. Invidia la loro felicità. Passano i mesi. Marika si trascina da una psicologa. Si sfoga, sta un po’ meglio. Poi torna nella sua stanza e fa il bagno nella sua tristezza. Tenta la strada dei farmaci. Cazzo, ho 18 anni e sto in piedi grazie alle pasticche. Non è facile da accettare, si fa pena da sola. Basta. Ingoia dei sonniferi e si mette a letto. Si sveglia al pronto soccorso. Le hanno fatto la lavanda gastrica e l’hanno salvata. Per fortuna i tuoi genitori si sono accorti che stavi male! Marika è incazzata nera. Voglio morire, lo capite sì o no? Finisce in Psichiatria. Sta compilando il modulo della registrazione, oltre il vetro ci sono i suoi nuovi compagni. Li fissa. Le fanno paura. Non vuole avere niente a che fare con quei matti. Marika si mette a letto, e ci resta. Passano due giorni. L’infermiera bussa alla sua porta, la invita a unirsi agli altri. La prende per sfinimento. Marika si alza dal letto raggiunge il gruppo. Ragazzi e ragazze parlano a turno di una canzone che li rappresenta. Marika ascolta. Si tocca le guance. Lacrime? Sono tutti lì per un motivo diverso, ma nelle loro parole ritrova se stessa, il suo dolore. Si sente capita. Come tra le braccia della sua nonna. Marika ha 20 anni. È stata dimessa, e si è iscritta all’università, vuole diventare veterinaria. Non può dire di aver sconfitto la depressione, ma di certo ha trovato il coraggio di attraversala.